iN MANIERA FIN TROPPO SOFT DA NON DESTARE SOSPETTI, L'ARTICOLO SPIEGA COME "BERLUSCONI IMPUTATO" ERA ACCUSATO DI FALSO IN BILANCIO (REATO CHE COSTA NEGLI USA 20 ANNI DI CARCERE), "BERLUSCONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO" HA DEPENALIZZATO IL FALSO IN BILANCIO, E INFINE DI NUOVO "BERLUSCONI IMPUTATO" E' STATO ASSOLTO PERCHE' IL FATTO NON COSTITUISCE PIU' REATO!
(Evviva l' Italiaaaa che non ha pauraaaaaa! )
Da Corriere.it
si riferisce alle attivita' della Fininvest dal 1986 al 1989
Processo Sme, Silvio Berlusconi assolto
Il Pm Ilda Boccassini aveva chiesto che fosse dichiarata la prescrizione per il reato di falso in bilancio
MILANO - Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo stralcio per la vicenda Sme. Il pm Ilda Boccassini aveva chiesto che fosse dichiarata la prescrizione per il reato di falso in bilancio relativo alle attività della Fininvest negli anni 1986-1989 di cui era accusato l'ex premier. I suoi difensori, Nicolò Ghedini e Gaetano Pecorella, aveva invece chiesto l’assoluzione perché il fatto non è più rubricato come reato, dopo la modifica della normativa sul falso in bilancio nell’aprile 2002. (CAZZO! CAZZO! CAZZO! PERCHE' NON LO SCRIVE CHE E' STATO LO STESSO BERLUSCONI A FARE LA MODIFICA!? CHI C'ERO IO AL GOVERNO NEL 2002???!!!)
SENTENZA-LAMPO - La sentenza di assoluzione è stata letta dopo 5 minuti di camera di consiglio dai giudici della prima sezione penale presieduti da Antonella Bertoja. Il tribunale ha pronunciato il non doversi procedere perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, accogliendo così la richiesta della difesa di Berlusconi. Complessivamente l'udienza è durata circa un quarto d'ora.
STRALCIATO - Il capitolo Sme in questione era stato separato dal troncone principale - in cui Berlusconi è stato assolto dall'accusa di corruzione in atti giudiziari - perché i giudici si erano rivolti alla Corte europea per chiedere di valutare la corrispondenza tra la normativa italiana e le direttive comunitarie. A ottobre la Cassazione ha confermato l'assoluzione per Berlusconi, dopo che il 27 aprile l'ex premier era stato assolto con formula piena dalla Corte di Appello di Milano.
«IN RITARDO» - «Una sentenza che arriva in ritardo di sei anni, alla fine di un processo che la Procura e il Tribunale di Milano avevano fatto di tutto per evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di giustizia europea - commenta l'avvocato Ghedini -. I giudici europei e la Corte Costituzionale avevano detto che la modifica di legge dell’aprile del 2002 era corretta e rispondente alle direttive comunitarie per cui a Milano sono stati costretti, sia pure in ritardo, a celebrare un processo scomodo che è finito come doveva finire».
RUSSO SPENA - «L’assoluzione di Berlusconi dall’accusa di falso in bilancio era scontata: la legge che abolisce il reato se l’era fatta, come molte altre, su misura». Parole di Giovanni Russo Spena, capogruppo di Prc al Senato. «Il governo di centrosinistra - aggiunge - stava reintroducendo il reato di falso in bilancio con il decreto sicurezza, il mondo giuridico e gli imprenditori onesti infatti chiedevano proprio questo ed è ovvio che, se Berlusconi vince le elezioni, falsificare i bilanci delle aziende diventerà uno sport nazionale».
Appena ho letto sul Corriere l'idea di Berlusconi di fare una legge che vieta le intercettazioni all'infuori di mafia e terrorismo ( punizione 5 anni per chi richiede le interecettazioni, 5 anni per chi le esegue, 2 milioni di multa per chi le pubblica ) avevo intenzione di farne un post per far notare come, se fosse stato così prima, non avremmo mai saputo di tutti gli scandali che coinvolgono anche i politici, e per gli appassionati di calcio Moggi sarebbe ancora nel pieno della sua attività!
Per chi rimpiange il magna-magna democristiano , dopo questa legge avrà da festeggiare tra spumante e mortadella, come la destra in Parlamento. Già... sarà il far west della corruzione, ancora più di quanto non lo sia già...
Io il post cmq non lo scrivo più, visto che il Grillo mi ha anticipato, e pubblico esattamente il suo di post...
IL BLOG DI GRILLO VA LETTO! E' UN DOVERE MORALE! PORTA A CONOSCENZA DELLE INFORMAZIONI MAI PUBBLICATE, GODE DELL'AMICIZIA DI MARCO TRAVAGLIO CHE VI PARTECIPA ATTIVAMENTE (IL GIORNALISTA PIù BRAVO E CORAGGIOSO D'ITALIA), SPESSO PERSONAGGI DI SPICCO COME NOAM CHOMSKY, IL FRATELLO E LA SORELLA DI BORSELLINO VI LASCIANO PROPRI CONTRIBUTI... MASTELLA PER I LETTORI DEL BLOG DI GRILLO E' UN DELINQUENTE DA TANTISSIMO TEMPO! ERA DA TANTO CHE LA FAMIGLIA BORSELLINO NE CHIEDEVA LA FINE DELLA "VERGOGNOSA E UMILIANTE ATTIVITA' COME MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA".
Lo psiconano ha già iniziato la campagna elettorale. Alla sua età gli rimane poco tempo per rovinare in modo definitivo l’Italia. Ha appena concluso in Senato la campagna acquisti con Dini e Mastella. Topo Gigio Veltroni è stato opzionato. Il suo dovere di sfasciare la maggioranza l’ha fatto. Prenderà il posto di D’Alema nella casa circondariale delle libertà e scriverà tanti libri sull’Africa per la Mondadori. Palleggerà anche, di tanto in tanto, con Ronaldo e Cafù nella villa di Arcore. Testa d’asfalto ha già pronto il suo programma elettorale. Una “legge semplicissima” per limitare le intercettazioni "soltanto alle indagini per terrorismo, mafia e camorra". Un atto dovuto ai delinquenti politici, con cinque anni di carcere per chi effettua intercettazioni illegali o le divulga. E, in caso di pubblicazione, "due milioni di multa all'editore". Non capisco questa prudenza. Perché autorizzare le intercettazioni alla mafia? Togliamo anche quelle. E anche alla camorra. Per il terrorismo varrebbe la pena di specificare: quello rosso e basta. Se è nero, non vale. Intercettazioni solo per i comunisti terroristi. Se lo psiconano deve fare una legge del cazzo, tanto vale che la faccia bene. Metti che qualche suo amico sia amico degli amici e riceva una telefonata… e che il giudice non sia in vendita. Sarebbe imbarazzante. La scena della sconfitta di Prodi a Palazzo Madama è un miraggio. Dicono che abbia perso Valium. Non è vero, hanno perso tutti. In aula c’erano le persone che hanno distrutto il Paese. All’appello non mancava nessuno. Festeggiavano, mangiavano mortadella, sputavano, inciuciavano, stappavano spumante, svenivano, insultavano. Il Senato è stato per qualche ora la più grande discarica d’Italia. Questi signori sono nostri dipendenti. Dobbiamo riprendere in mano la nostra vita. Non è quella cosa miserabile che ci hanno fatto credere. Lo psiconano tiene l’Italia in ostaggio da quindici anni. Altri cinque anni non li reggerebbe nessuno. Neppure lui, con o senza le intercettazioni.
V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera: 1. Inserisci le tue foto su www.flickr.com con il tag V2-day 2. Inserisci tuoi video su www.youtube.com con il tag V2-day 3. Sostieni il V2 day
L'ho guardato oggi a "Porta a porta" , dove violentemente non ha permesso a nessuno di parlare! ma del resto cosa c'è da aspettarsi dal testimone di nozze del boss Francesco Campanella?
Di nuovo mi trovo a scrivere cose che ritengo scontate, e che dovrebbero essere notate nell'immediatezza:
Dice di non aver ricevuto la solidarietà dal Governo , come fa a dirlo?! Il suo vergognoso discorso contro la Magistratura è stato applaudito all'unanimità da tutta la Camera dei deputati con qualche piccola eccezione! Da destra a sinistra lo hanno applaudito! perchè allora fa cadere il Governo adesso? Lui con quel misero 2%?
Questa è l'Italia purtroppo... il "bel paese dalla brutta gente", dove ormai spudoratamente viene a mancare ogni principio di imparzialità in programmi spacciati per autorevoli, dove non si può fare strada in politica senza fare demagogia, dove le leggi sembrano davvero andare contro le persone oneste, italiane o straniere che siano.
Ma c'è un'altra cosa sconcertante...
Per due anni di governo, l'elettorato che ce l'ha messo (me compreso) ha dovuto inghiottire tutte le merdate di Mastella (l'esempio più eclatante: l' indulto!) solo per non perdere quel merdoso 2% di voti, con cui il bravo chierichetto ha sempre minacciato. A vederlo, in questi due anni, pareva che Mastella avesse il 30% dei voti, da come minacciava, dall'incarico di governo prestigioso, dall'influenza che aveva... e invece no! Appena il 2,5%... Con saggezza e maturità abbiamo inghiottito tutti i rospi... Ed ora? Perchè ora Veltroni annuncia l'omicidio-suicidio della coalizione di sinistra? E' chiaramente una scelta folle di quelle che mi aspetterei da quel cretino di Caruso, non da una persona che proprio per la sua stupida posizione politica dovrebbe cercare sempre e comunque una mediazione... Eppure lui sembra motivato a proseguire... a questo punto non ha più alcun senso che io vada a votare!
Perchè?
Semplice... il mio voto al Partito della grande inculata (nato dai DS che si sono messi a pecora per soddisfare la Margherita) non lo voto e mi rifiuto di votarlo!
Io voglio fieramente votare Antonio Di Pietro, nel nome di un sentimento di giustizia che chiede legalità per l'Italia, che chiede che la legge torni a funzionare, nella certezza che nessuno Stato può reggere senza delle regole rispettate dai chi vi è all'interno, cha sia per condivisione, che sia per costrinzione...
La sola speranza che ha Di Pietro di tornare al governo è che il PD di Veltroni vi sia alleato, se corre da solo il mio voto è destinato a disperdersi.
Nell'assoluta certezza che, sarà anche una scelta immatura, ma stavolta non intendo votare il male, minore o maggiore che sia, in quanto ne ho le palle piene! Se alle prossime elezioni il PD va da solo, il mio voto non ha ragione di esistere...
Così deciso, udienza è tolta!
ps: qualcuno organizzi una raccolta di firme, per esprimere piena solidarietà alla Magistratura visto il periodo difficile che sta vivendo....
Per favore ragioniamo, alla faccia della stampa tutta schierata, così come i ministri, così come il rettore dell'Università di Roma....
Il Papa poteva benissimo andare all' Università! Che sia giusta o sbagliata la scelta del rettore che l'ha chiamato, lui poteva! Le misure di sicurezza, anche quelle, erano garantite...
Lui ha deciso spontaneamente di non recarsi all' inaugurazione dell'anno accademico il che indica semplicemente che non accetta o non tollera le contestazioni! Che pretende che ovunque vada non ci sia nessuno a contraddirlo o a contestare la sua visita, e contestare è un diritto! Non credo che l' Italia debba così sentirsi in colpa per la decisione di una persona.. come se chi manifesta il disseso (67 scienziati, professori per un numero almeno 10 volte superiore, e i collettivi studenteschi per conto proprio) non fosse in diritto di farlo!
Qualcuno ha invece sostenuto che egli non abbia voluto scatenare ulteriori "disordini"... ma anche in quel caso manifestare il dissenso è un diritto! E dunque non è il sistema a doversi adattare al Papa, ma il Papa a doversi adeguare alle leggi italiane!
Non può assolutamente pretendere che ovunque passi lui tutti stendano sempre il tappeto rosso!
Il rettore lo ha invitato a tornare, magari il prossimo anno... io mi auguro che il prossimo anno le contestazioni di chi ha ragioni diverse dalle sue siano ancora più massicce, proprio a rimarcare il diritto stesso al dissenso.
«Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: »All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto«. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato».
Tra i 67 scienziati firmatari della lettera inviata al rettore della Sapienza compaiono i fisici Andrea Frova, autore con Mariapiera Marenzana di un libro su Galileo e la Chiesa, Luciano Maiani, da poco nominato presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli. «Non abbiamo voluto le firme dei colleghi che hanno incarichi direttivi, ma le adesioni sono arrivate numerose e superano di dieci volte il numero dei firmatari», spiega il fisico Andrea Frova. «La lettera - aggiunge - era un documento interno, poi finito nelle mani della stampa». Non c'è alcun legame con la protesta studentesca che si sta organizzando in queste ore in vista della cerimonia di giovedì 17.
Io non ne posso più di tutto il potere che la Chiesa ha in questo Stato. Non è possibile che questa rogna dobbiamo avercela noi, questa rogna che ci impedisce di crescere culturalmente come paese. Se il Papa si candidasse prenderebbe il 90% dei voti.
Lui parla si intromette in fatti che sono interesse della politica e non sua, e i politici subito si mettono a pecorina!
Basta! Non se ne può più! Addirittura vuole mettere mano alla legge sull'aborto ! Mentre tutto il mondo va avanti noi torniamo indietro!
Non contento voleva mettere piede anche nell'Università (che almeno quella ci resta). Naturalmente non si sarebbe trattato di un dibattito, di un confronto tra la sua ed altre posizioni, ma di una lezione tenuta da lui, e se la Chiesa me lo permette io non voglio che l'inaugurazione sia fatta in questa maniera unilaterale! Che sia il Papa o che sia un altro esponente politico è qualcosa che non accetto!!! E mi sento quasi ridicolo a scriverne un post! Sono cose scontate! Il rispetto dell' imparzialità!
Eppure... per quanto scontate possano sembrare... in Italia desta scandalo che per una volta abbia vinto chi vuole il rispetto delle regole, compresa dell'imparzialità ! Non ci credevo neanche io! Per una volta di fronte al resto del mondo abbiamo fatto una magnifica figura, contrariamente a come dicono i politici interessati al voto di noi italiani. Il rettore la prima cosa che ha pensato di fare è sostenere dopo la lettera, che la visita del Papa e l'inaugurazione dell'anno accademico sarebbero stati due momenti separati..SI! NELLO STESSO GIORNO PERò!MA A CHI LA VUOLE DARE A BERE!? Lo ha poi presentato come "messaggero di pace", SI! CON POSIZIONI POLITICHE FORTI, RADICALI E BEN PRECISE! (Si ricordi che la visita del mese scorso del Dai Lai Lama, premio nobel per la pace, è stata praticamente ignorata dalle più alte cariche dello Stato con piccole eccezioni, e che il Papa ha rifiutato di incontrarlo....).
Ma la cosa che mi fa incazzare veramente è sentire i giornalisti dei tg, quelli che dovrebbero dire la notizia e tenersi per loro i commenti personali, commmentare per i 10 minuti successivi l'accaduto come "Oggi è una pagina nera della storia italiana,questo a causa di cattivi maestri. Adesso il resto del mondo che già da settimane parla di noi per la faccenda dei rifiuti in Campania, dirà anche che non siamo capaci di proteggere il Papa ( :( !!!) " MA ANDATE A FANCULO VENDUTI DEL CAZZO!!! Le vostre fottutissime opinioni non ve le ha chieste nessuno!
La pisocoliga (dal gcero psyche per aimna e logos per lrtutea), la "ltetura dlela mnete" può qasui vnatrae di aevr ragiugnto il suo socpo: la leturta nel vero senso dlela palroa dllea mnete! In viretà non si intnede la ltertua in sneso srtteto, epurpe smbera che il pimro psaso vreso tlae tagruadro sia sttao ftato, ruabdno dlala fntaasieczna la "machicna che lgege il pernieso". Essa è copmotsa da uno secnanr e da un copmuetr e per aedsso risece "sloo" a rcioncocree, con un'acurcaeztza del 97% se il sogetgto sta pnesadno a una dlele dicei imagmini pirma persnteate di eifdici e uetnilsi. Cmoe fa? Seplmice... Draunte la prseentzioane dlele imagmini si rgistera l'ativittà crebreale di ciscuana, overvo le aere ativatte e il mdoo in cui esse lo snoo. In seuigto si cihede al sogetgto di pesarne ad una dlele imagmini, si rietpe la sancsinoe e si cnforotna la nouva rgeistazrinoe con le deici prcedeenti, qelula uuagle corisponrde all'imaminge che si sta pesanndo.
Che tu rciesa a legerge qusteo tseto idnica chariamntee che il cerelvlo tatrta le paolre csoì cmoe tartta gli ogetgti, overvo rlevandoila intertamene e cofronntanolda con le atrle prsentei in mmoreia. Qestuo sinifgica acnora, che se è sttao pssibiole per gli ogetgti, pestro lo sraà ahnce per le prolae...
Qui mi pendro un picolco meirto(e vntao)! Qelulo di aevre due anni fa (e qalchue aicmo, ex colegla di loavro e qluacnuo dllea mia caslse roicrdreà) pevritso qestua scperota, e pevisrto che avbrebe stfrutato gli stdui dlele nurosecizene! Qaundo itnfati stmudiamo i neourni, nel renermdi cotno che il pnsieero è di natrua eletrochimtica, imaginmai che prmia o poi sarbebe sttao plosisbie con un machinacrio traurdre tlai sgneali del cevelrlo. Ma io imaginmai che sbarebe acadutco dpoo tatisinmissimsi anni, non aeppna due anni dpoo!
Anhce alrloa l' ieda mi sevgilò preplsseità riuargdo alla sua aplicabilpità...psenai (e pesno) che tlae sctoperamsesa in mnao a psiologci pobtrebe risutarle una mnao sntaa! (si pnesi ad eempsio all' auismto) ma msesa in mnao alle mltinazionuali, a cui ctero non macanno sldoi per cmpraore gli sienzciati, csoa acadrebcbe? O acorna pgegio... csoa acadrebcbe se fsose msesa in mnao ad un doitattre?...
I meii crosi di stuido mi hnnao inesagnto che aesdso dvroei drae la souziolne fnalie csoì da pvroocrae un "ogsmaro" a chi lgege.... ma la sluzioone himaè non la vdeo e dqunue, sermpe soecndo gli sestsi sudti, qusteo post rschiia di lsacirae con l'amrao in bcoca e con la voliga di non erntrae più nel mio bolg!
Ma asdeso, cmoe se non bstasase, io btuto giù un'arlta prvisieone in tal sesno: voui che un gornio non si airrvi ad arvee saeltliti in silte "gogloe earth", cpaaci di sisntoiznzari sul tuo cerelvlo e legerlgo con pecisionre? Voui che nlel' atuatle gruera fedidssimra non ci saebrbero Satti ad isnvetciri sorpa fior di qnatutrii e a foirsrenne?
Io ho puraa che achne savtolta il tmpeo mi draà raionge, ma adseso, cmoe due anni fa, immginao che qsueto avengva tra tatissinmo tpemo, csoì mi veine da pnsaere, ahnce se l'eperiensza me ne da mlota mneo cnovinionze... che sepro staoltva, lo srpeo vivmenate, di non sargliambi sui tmpei....
Emily Sander era una ragazza di 18 anni che studiava e vivena in Kansas (USA) con i suoi familiari. Da settembre aveva iniziato la sua attività in un sito per adulti (semplice mostrarsi), per pagarsi il college. Emily Sander è stata trovata morta, ammazzata , a 18 anni, e su tutti i giornali non si è fatto altro che parlare di "pornostar", "porno-studentessa". IL GIORNALE, rivista considerata autorevole, tra gli otto titoli offensivi alla sua memoria ("Scomparsa studentessa-pornoattrice";"Giallo su studentessa-pornostar";"Cronoca: STUDENTESSA-PORNOSTAR";"USA:FORSE TROVATO IL CORPO DELLA STUDENTESSA PORNOSTAR SU INTERNET";"USA:uccisa studentessa pornostar sul web") ha pubblicato il titolo "Si vendeva su internet, trovata morta"... un giornaleitaliano che si permette di dare del venduto a qualcun'altro?! Sappiamo tutti quanto la nostra informazione sia venduta e puttana di questo o quel partito, banche, grandi capitalisti e mi vengono a fare del moralismo bigotto su una ragazza di diciotto anni, assassinata? Perchè quando muore un meccanico non scrivono "faceva il meccanico, trovato il corpo"; oppure "falsava i bilanci, trovato il corpo" o magari "faceva il giornalista, si vendeva per i partiti che controllano il giornale al quale lavorava, trovato il corpo". No.. niente di tutto questo... EMILY SANDER E' MORTA! E AVEVA UN NOME E UN COGNOME! CAZZO! MORTA MORTA MORTA! Non è possibile che si possa aggredire in questo modo una povera creatura, non è possibile che certe gente debba tirar fuori del moralismo tanto squallido quanto bigotto e del tutto fuori posto, di fronte alla morte di una ragazza! E non mi si venga a dire che è pedagogicamente errato elogiare una persona che si è mostrata nuda per soldi, perchè allora vada a farsi fottere tutta l'educazione se questi ne sono i risultati. Chiederò a Confucio, se esiste, di farmi rinascere animale se questa è la cultura, e mi offro anche per la realizzazione di un film porno-scolastico, dove voglio interpretare il prof. Si! Così dopo la "porno-prof" e la "porno-studentessa" potranno parlare anche del "porno-prof" che in verità è un "porno-studente" e abbiamo chiuso il quadretto familiare!
A tutti quelli che si stanno scandalizzando o quant'altro, vorrei tanto dire una cosa senza nessun rispetto della loro posizione:
IL LIBRO DELLO STORICO SERGIO LUZZATTO APRE NUOVI DUBBI SUL FRATE DI PIETRaLCINA
Padre Pio, il giallo delle stigmate
Un farmacista: «Nel 1919 fece acquistare dell'acido fenico, sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani»
I l cerchio intorno a padre Pio aveva cominciato a stringersi fra giugno e luglio del 1920: poco dopo che era pervenuta al Sant'Uffizio la lettera- perizia di padre Gemelli sull'«uomo a ristretto campo di coscienza», «soggetto malato», mistico da clinica psichiatrica. Giurate nelle mani del vescovo di Foggia, monsignor Salvatore Bella, e da questi inoltrate, le testimonianze di due buoni cristiani della diocesi pugliese avevano proiettato sul corpo dolorante del cappuccino un'ombra sinistra. Più che profumo di mammole o di violette, odore di santità, dalla cella di padre Pio erano sembrati sprigionarsi effluvi di acidi e di veleni, odore di impostura.
Il primo documento portava in calce la firma del dottor Valentini Vista, che a Foggia era titolare di una farmacia nella centralissima piazza Lanza. Al vescovo, il professionista aveva riferito anzitutto le circostanze originarie del suo interesse per padre Pio. La tragica morte del fratello, occorsa il 28 settembre 1918 (per effetto dell'epidemia di spagnola, possiamo facilmente ipotizzare). La speranza che il frate cappuccino, proprio in quei giorni trafitto dalle stigmate, potesse intercedere per l'anima del defunto. (...) Il dottor Valentini Vista era poi venuto al dunque. Nella tarda estate del '19, il pellegrinaggio a San Giovanni era stato compiuto da una sua cugina, la ventottenne Maria De Vito: «Giovane molto buona, brava e religiosa», lei stessa proprietaria di una farmacia. La donna si era trattenuta nel Gargano per un mese, condividendo con altre devote il quotidiano train de vie del santo vivo.
Il problema si era presentato al rientro in città della signorina De Vito: «Quando ella tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell'acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell'acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani».
A Foggia, voci sul ritrovamento di acido fenico nella cella di padre Pio avevano circolato già nella primavera di quel 1919, inducendo il professor Morrica a pubblicare sul Mattino di Napoli i propri dubbi di scienziato intorno alle presunte stigmate del cappuccino. Non fosse che per questo, il dottor Valentini Vista era rimasto particolarmente colpito dalla richiesta di acido fenico puro che il frate aveva affidato alla confidenza di Maria De Vito. Tuttavia, «trattandosi di Padre Pio», egli si era persuaso che la richiesta avesse motivazioni innocenti, e aveva consegnato alla cugina la bottiglia con l'acido. Ma la perplessità del farmacista era divenuta sospetto poche settimane dopo, quando il cappuccino di San Giovanni aveva trasmesso alla donna – di nuovo, sotto consegna del silenzio – una seconda richiesta: quattro grammi di veratrina.
Rivolgendosi a monsignor Bella, Valentini Vista illustrò la composizione chimica di quest'ultimo prodotto e insistette sul suo carattere fortemente caustico. «La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla», spiegò il farmacista. A scopi terapeutici, la posologia indicata per la veratrina era compresa fra uno e cinque milligrammi per dose, sotto forma di pillole o mescolata a sciroppo. «Si parla dunque di milligrammi! La richiesta di Padre Pio fu invece di quattro grammi! ». E tale «quantità enorme trattandosi di un veleno», il frate aveva domandato «senza la giustificazione della ricetta medica relativa», e «con tanta segretezza»... A quel punto, Valentini Vista aveva ritenuto di dover condividere i propri dubbi con la cugina Maria, raccomandandole di non dare più seguito a qualsivoglia sollecitazione farmacologica di padre Pio. Durante il successivo anno e mezzo, il professionista non aveva comunicato a nessun altro il sospetto grave, gravissimo, che il frate si servisse dell'una o dell'altra sostanza irritante «per procurarsi o rendere più appariscenti le stigmate alle mani». Ma quando aveva avuto notizia dell'imminente trasferimento di monsignor Bella, destinato alla diocesi di Acireale, «per scrupolo di coscienza» e nell'«interesse della Chiesa» il farmacista si era deciso a riferirgli l'accaduto.
La seconda testimonianza fu giurata nelle mani del vescovo dalla cugina del dottor Valentini Vista, e risultò del tutto coerente con la prima. La signorina De Vito confermò di avere trascorso un mese intero a San Giovanni Rotondo, nell'estate del '19. Alla vigilia della sua partenza, padre Pio l'aveva chiamata «in disparte» e le aveva parlato «con tutta segretezza», «imponendo lo stesso segreto a me in relazione anche agli stessi frati suoi confratelli del convento». Il cappuccino aveva consegnato a Maria una boccetta vuota, pregando di farla riempire con acido fenico puro e di rimandargliela indietro «a mezzo dello chauffeur che prestava servizio nell'autocarro passeggieri da Foggia a S. Giovanni». Quanto all'uso cui l'acido era destinato, padre Pio aveva detto che gli serviva «per la disinfezione delle siringhe occorrenti alle iniezioni che egli praticava ai novizi di cui era maestro ». La richiesta dei quattro grammi di veratrina le era giunta circa un mese dopo, per il tramite d'una penitente di ritorno da San Giovanni. Maria De Vito si era consultata con Valentini Vista, che le aveva suggerito di non mandare più nulla a padre Pio. E che le aveva raccomandato di non parlarne con nessuno, «potendo il nostro sospetto essere temerario ».
Temerario, il sospetto del bravo farmacista e della devota sua cugina? Non sembrò giudicarlo tale il vescovo di Foggia, che pensò bene di inoltrare al Sant'Uffizio le deposizioni di entrambi. D'altronde, un po' tutte le gerarchie ecclesiastiche locali si mostravano scettiche sulla fama di santità di padre Pio. Se il ministro della provincia cappuccina, padre Pietro da Ischitella, metteva in guardia il ministro generale dal «fanatismo » e dall'«affarismo» dei sangiovannesi, l'arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, rappresentava come totalmente fuori controllo la situazione della vita religiosa a San Giovanni Rotondo.
Da subito nella storia di padre Pio, i detrattori impiegarono quali capi d'accusa quelli che erano stati per secoli i due luoghi comuni di ogni polemica contro la falsa santità: il sesso e il lucro. E per quarant'anni dopo il 1920, il celestiale profumo intorno alla cella e al corpo di padre Pio riuscirà puzzo di zolfo al naso di quanti insisteranno sulle ricadute economiche o almanaccheranno sui risvolti carnali della sua esperienza carismatica. Ma nell'immediato, a fronte delle deposizioni di Maria De Vito e del dottor Valentini Vista, soprattutto urgente da chiarire dovette sembrare al Sant'Uffizio la questione delle stigmate. Tanto più che il vescovo di Foggia, inoltrando a Roma le due testimonianze giurate, aveva accluso alla corrispondenza un documento che lo storico del ventunesimo secolo non riesce a maneggiare – nell'archivio vaticano della Congregazione per la Dottrina della Fede – senza una punta d'emozione: il foglio sul quale padre Pio, forse timoroso di non poter comunicare a tu per tu con la signorina De Vito, aveva messo nero su bianco la richiesta di acido fenico. Allo sguardo inquisitivo dei presuli del Sant'Uffizio, era questo lo smoking gun, l'indizio lasciato dal piccolo chimico sul luogo del delitto. «Per Marietta De Vito, S.P.M.», padre Pio aveva scritto sulla busta. All'interno, un unico foglietto autografo, letterina molto più stringata di quelle che il cappuccino soleva scrivere alle sue figlie spirituali: «Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo».
Se davvero padre Pio necessitava di acido fenico per disinfettare le siringhe con cui faceva iniezioni ai novizi, perché mai procedeva in maniera così obliqua, rinunciando a chiedere una semplice ricetta al medico dei cappuccini, trasmettendo l'ordine in segreto alla cugina di un farmacista amico, e coinvolgendo nell'affaire l'autista del servizio pullman tra Foggia e San Giovanni Rotondo? Ce n'era abbastanza per incuriosire un Sant'Uffizio che possiamo immaginare già sospettoso dopo avere messo agli atti la perizia di padre Gemelli. Di sicuro, i prelati della Suprema Congregazione non dubitarono dell'attendibilità delle testimonianze del dottor Valentini Vista e della signorina De Vito, così evidentemente suffragate dall'autografo di padre Pio. Agli atti del Sant'Uffizio figurava anche la trascrizione di una seconda lettera autografa del cappuccino a Maria De Vito, il cui poscritto corrispondeva esattamente al tenore della deposizione di quest'ultima: «Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine».
Sergio Luzzatto 24 ottobre 2007
Nel libro di Sergio Luzzatto ricostruite anche le diffidenti valutazioni del pontefice
«Padre Pio, un immenso inganno»
Giovanni XXIII annotava: «I suoi rapporti scorretti con le fedeli fanno un disastro di anime»
Padre Pio (Ansa)
«Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto». L’informato è Giovanni XXIII. P.P. è Padre Pio. E queste sono le parole che il Papa annota il 25 giugno 1960, su quattro foglietti rimasti inediti fino a oggi e rivelati da Sergio Luzzatto. «Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente» annota il Pontefice. «L’accaduto—cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona— fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti».
«Disastro di anime». «Immenso inganno ». Una delle «tentazioni» con cui il Signore ci mette alla prova. Espressioni durissime. Che però non si riferiscono alla complessa questione delle stigmate, su cui si sono concentrate le prime reazioni al saggio di Luzzatto, «Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento», in uscita la prossima settimana da Einaudi. All’inizio dell’estate 1960, Papa Giovanni è appena stato informato da monsignor Pietro Parente, assessore del Sant’Uffizio, del contenuto delle bobine registrate a San Giovanni Rotondo. Da mesi Roncalli assume informazioni sulla cerchia delle donne intorno a Padre Pio, si è appuntato i nomi di «tre fedelissime: Cleonilde Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci», più una misteriosa contessa che induce il Pontefice a chiedere se il suo sia «un vero titolo oppure un nomignolo». Nel sospetto—cui il Papa presta fede—che la devozione delle donne nei confronti del cappuccino non sia soltanto spirituale, Roncalli vede la conferma di un giudizio che aveva formulato con decenni di anticipo.
Al futuro Giovanni XXIII, Padre Pio non era mai piaciuto. All’inizio degli Anni ’20, quando per due volte aveva percorso la Puglia come responsabile delle missioni di Propaganda Fide, aveva preferito girare alla larga da San Giovanni Rotondo. Ma è soprattutto la fede ascetica, mistica, quasi medievale di cui il cappuccino è stato il simbolo, per la Chiesa modernista di inizio secolo come per la Chiesa conciliare a cavallo tra gli Anni ’50 e ’60, a essere estranea alla sensibilità di Angelo Roncalli. Che, sempre il 25 giugno, annota ancora: «Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili». E, dopo aver ordinato una nuova visita apostolica a San Giovanni Rotondo, ad appunto quasi quarant’anni da quella compiuta nel 1921, il Papa conclude che «purtroppo laggiù il P.P. si rivela un idolo di stoppa».
Gli appunti di Roncalli rappresentano uno dei passaggi salienti dell’opera di Luzzatto. E, se letti con animo condizionato dal pregiudizio, possono indurre a giudicarla o come una demolizione definitiva della figura del santo, o come un’invettiva laicista contro un fenomeno devozionale duraturo e interclassista. Ma sarebbero due letture sbagliate. Il giudizio di Luzzatto su Padre Pio non è quello sommariamente liquidatorio, che si è potuto leggere ad esempio nel recente e fortunato pamphlet di Piergiorgio Odifreddi. Luzzatto prende Padre Pio molto sul serio. E, con un lavoro durato sei anni, indaga non solo sulla sua biografia, ma anche e soprattutto sulla sua mitopoiesi: sulla costruzione del mito del frate di Pietrelcina e sulla sua vicenda, profondamente intrecciata non solo con quella della Chiesa italiana, ma anche con la politica e pure con la finanza. Unmito che nasce sotto il fascismo (Luzzatto dedica pagine che faranno discutere al «patto non scritto» con Caradonna, il ras di Foggia; ed è un fatto che le prime due biografie di Padre Pio sono pubblicate dalla casa editrice ufficiale del partito, la stessa che stampa i discorsi del Duce). Ciò non toglie che l’esito di quella ricerca sarà inevitabilmente elogiata e criticata, com’è giusto che sia. Ma anche gli stroncatori non potranno non riconoscere che uno studioso estraneo al mondo cattolico ha affrontato la figura del santo con simpatia, nel senso etimologico, e non è rimasto insensibile al fascino di una figura sovrastata da poteri—terreni prima che soprannaturali—più grandi di lei, e (comunque la si voglia giudicare) capace di alleviare ancora oggi il dolore degli uomini e di destare un interesse straordinario.
Scrive Luzzatto che «l’importanza di Padre Pio nella storia religiosa del Novecento è attestata dal mutare delle sue fortune a ogni morte di Papa». Benedetto XV si dimostrò scettico, permettendo che il Sant’Uffizio procedesse da subito contro il cappuccino. Più diffidente ancora fu Pio XI: sotto il suo pontificato si giunse quasi al punto di azzerarne le facoltà sacerdotali. Pio XII invece consentì e incoraggiò il culto del frate. Giovanni XXIII autorizzò pesanti misure di contenimento della devozione. Ma Paolo VI, che da sostituto alla segreteria di Stato aveva reso possibile la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, da Pontefice fece in modo che il frate potesse svolgere il suo ministero «in piena libertà». Albino Luciani, che per poco più di un mese fu Giovanni Paolo I, da vescovo di Vittorio Veneto scoraggiò i pellegrinaggi nel Gargano. Mentre Wojtyla si mostrò sempre profondamente affascinato dalla figura del cappuccino, che sotto il suo pontificato fu elevato agli altari.
Non è in discussione ovviamente la continuità morale e teologica tra i successori di Pietro.Però è impossibile negare che i Pontefici succedutisi nel corso del Novecento abbiano guardato a Padre Pio con occhi diversi, comprese le asprezze giovannee. E, come documenta Luzzatto, quando «La Settimana Incom illustrata» sparò in prima pagina il titolo «Padre Pio predisse il papato a Roncall »”, compreso il dettaglio di un telegrammadi ringraziamento che il nuovo Pontefice avrebbe inviato al cappuccino, Giovanni XXIII ordina al proprio segretario di precisare all’arcivescovo di Manfredonia che era "tutto inventato": «Io non ebbi mai alcun rapporto con lui, né mai lo vidi, o gli scrissi, né maimi passò per la mente di inviargli benedizioni; né alcuno mi richiese direttamente o indirettamente di ciò, né prima, né dopo il Conclave, né mai».
"La notizia dell'avocazione da parte della Procura Generale dell'inchiesta Why Not al Procuratore De Magistris e' di quelle che lascia senza fiato. Solo un'altra volta nella mia vita mi ero trovato in questo stato d'animo. Era il 19 Luglio del 1992 e avevo appena sentito al telegiornale la notizia dell'attentato il cui scopo non era altri che quello di impedire ad un Giudice che, nelle sue indagini, era arrivato troppo vicino all'origine del cancro che corrode la vita dello Stato Italiano, di procedere sulla sua strrada. Morto Paolo Borsellino l'ignobile patto avviato tra lo Stato Italiano e la criminalita' mafiosa aveva potuto seguire il suo corso ed oggi vediamo le conseguenze del degrado morale a cui questo scellerato patto ha portato. Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l'altro due giudici che, da soli, combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si e' sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano. Oggi non serve piu' neanche il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un'indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli "intoccabili", perche' tutto continui a procedere come stabilito. Perche' questa casta ormai completamente avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se purtroppo colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l'indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che considera ormai di propria esclusiva proprietà. Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del governo, forse coinvolto negli stessi suoi luridi traffici, minacciando una crisi di governo, perche' tutta una classe politica faccia quadrato intono al suo degno rappresentante e si esercitino in conseguenza chissa' quale tipo di pressioni sui vertici molli della magistratura per ottenere l'avocazione di un'indagine e quindi l'inoffensivita' di un giudice sensa neanche bisogno del tritolo come era stato necessario per Paolo Borsellino. Siamo giunti alla fine della Repubblica Italiana e dello Stato di Diritto. In un paese civile il ministro Mastella non avrebbe potuto chiedere il trasferimento del Dr. De Magistris titolare dell'inchiesta in cui e' indagato il suo stesso capo di governo e lo stesso ministro. Se la decisione del Procuratore Generale non verrà immediatamente annullata dal CSM, saremo di fronte alla fine dell'indipendenza della magistratura e in conseguenza dello stesso Stato di Diritto. Il Presidente Giorgio Napolitano, nonostante sia stato più volte sollecitato, continua a tacere su queste nefandezze dimostrando che la retorica dello Stato e della figura istituzionale di garante della Costituzione Repubblicana non sono diventate, in questa disgraziata Italia, altro che vuote parole. Quaranta anni fa sono andato via dalla Sicilia perche' ritenevo impossibile di vivere la mia vita in un paese in cui la legalita' era solo una parola del vocabolario, ora non ritengo piu' che sia una vita degna di chiamarsi con questo nome e quindi una vita degna di esserre vissuta quella di vivere in un paese dove l'illegalita' e' diventata la legge dello Stato." Salvatore Borsellino
Pubblico una lettera del fratello di Paolo Borsellino e di Sonia Alfano indirizzata al Capo dello Stato.
“Chiediamo l'intervento del Capo dello Stato per porre fine all'imbarazzante ed offensiva attività del Ministro Mastella tesa ad imbavagliare la verità e scongiurare che la giustizia possa, definitivamente, arrivare a lui. Per evitare ciò ha chiesto al CSM il trasferimento del PM De Magistris motivando la richiesta come atto dovuto a seguito delle risultanze delle ispezioni ministeriali presso la Procura di Catanzaro. A tale proposito, se Mastella si proclama corretto per questo atto "doveroso", saremmo curiosi di sapere come si definisce il Ministro Amato in considerazione del fatto che lo stesso talvolta preferisce ignorare le risultanze delle ispezioni ministeriali (vedi mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Barcellona P.G.-ME). Forse sfugge, o addirittura sconosce, al ministro Mastella che esistono problemi gravi che andrebbero sollevati al CSM e che rischiano di ingolfare la giustizia; le procure di Caltanissetta e di Catania, considerata l'importanza delle stesse nella lotta alla mafia, sono scoperte da troppo tempo. E cosa dire della paralisi disastrosa che l'entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario provocherà? Passeranno molti mesi prima che il CSM possa procedere a nuove nomine lasciando così gli uffici scoperti. Sarebbe opportuno che Mastella si dimettesse subito, così da rendere più sereni anche gli italiani, ai quali chiediamo di non dimenticare che Mastella è testimone di nozze del pentito di mafia F.sco Campanella. Speriamo pertanto in una forte presa di posizione da parte di tutti gli italiani onesti che non possono essere rappresentati da personaggi come Mastella e company.” Sonia Alfano e Salvatore Borsellino (blog di Beppe Grillo)
De Magistris e l'inchiesta tolta
«Contro di me i poteri occulti Ora rischio pallottole e tritolo»
Lo sfogo del pm: non ci sono le condizioni per fare il magistrato in Calabria
DAL NOSTRO INVIATO CATANZARO — Non è abbattuto. Non è prostrato. Ma «questa pugnalata alle spalle» Luigi de Magistris, professione pm, non se l'aspettava. Il «pugnalatore » si chiama Dolcino Favi, un avvocato generale dello Stato che da gennaio 2007 fa il procuratore generale reggente a Catanzaro. Favi ha avocato a sé l'inchiesta Why not, quella in cui sono indagati il presidente del Consiglio, Romano Prodi (abuso d'ufficio), il ministro della Giustizia Clemente Mastella (abuso d'ufficio, finanziamento illecito ai partiti, truffa all'Unione europea e allo Stato italiano) e una schiera di politici, affaristi, militari, magistrati, massoni.
Allora, dottor de Magistris, c'è una strategia in ciò che sta accadendo? «È evidente. C'è una strategia in atto. Una strategia ben nota all'Italia. Si chiama strategia della tensione».
Come fa a dirlo? «Le intimidazioni istituzionali, le pallottole, la richiesta di trasferimento da parte del ministro, e da ultimo l'avocazione di un'altra mia indagine e la fuga di notizie sull'iscrizione del ministro tra gli indagati, tutto questo è opera di una manina particolarmente raffinata».
Quale manina? «Poteri occulti. Massoneria, soprattutto. Coadiuvati da pezzi della magistratura, non solo calabrese, che in questa vicenda hanno svolto un ruolo fondamentale L'ultimo gol, secondo questo ragionamento, lo hanno fatto segnare al procuratore generale Favi? «Beh, è un dato di fatto che il dottor Favi, soprattutto negli ultimi mesi, sembra che abbia svolto soltanto un ruolo: una intensa attività epistolare in cui si è occupato di me, come magistrato e come persona fisica. Voleva togliermi anche l'inchiesta Toghe lucane. Finora non c'è riuscito, ma non è detto che non abbia già pensato di concludere il lavoro ».
Per quali ragioni lei teme che si voglia spingere il Paese in un clima da anni di piombo? «Perché con questa avocazione, me lo lasci dire, torniamo alla magistratura fascista, forte con i deboli e debole con i forti. Davanti alla legge, i potenti non sono uguali come tutti gli altri. Questo è il messaggio. E il pericolo è che si apra la strada a un periodo buio: ognuno stia al suo posto e non si immischi, perché rischia ».
Lei rischia? «Certo. E non solo io. Anche tutti gli altri che si sono occupati di queste vicende. E tutti i cittadini». Cosa si rischia? «Dopo un'avocazione di un'inchiesta del genere, distrutto lo Stato di diritto, rischi le pallottole e il tritolo».
Come le pallottole inviate a lei e al gip di Milano, Clementina Forleo, firmate Brigate rosse? «Ma quali Brigate rosse! Per fortuna, oggi siamo in un momento storico diverso, non c'è il terreno di coltura dell'ideologismo fanatico degli anni '70 e c'è una grande attenzione al tema dei diritti. No, non c'è il rischio di iniziative violente da parte di improbabili sigle terroristiche vecchie e nuove. Quei proiettili inviati a me e alla collega Forleo provengono da settori deviati di apparati dello Stato, che già in passato hanno messo in pericolo le istituzioni e oggi cercano di riprodurre quel clima».
Dica la verità, lei ritiene che sia in atto un golpe giudiziario? «La parola golpe la usa lei. Certo è che è accaduta una cosa senza precedenti, della quale non so ancora ufficialmente nulla, poiché nulla mi è stato notificato. L'ho appreso dall'Ansa. No, non mi pare ci siano più le condizioni per fare il magistrato, specie in Calabria, avendo come punto di riferimento l'articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza di tutti i cittadini, ndr) ».
Da quand'è che si trova sotto tiro? «Da quando ho cominciato a indagare sui finanziamenti pubblici europei. Da allora, è scattata la strategia delle manine massoniche. Questo di oggi è solo l'ultimo atto. Staremo a vedere quali saranno i prossimi, visto che ormai sono considerato un elemento "socialmente pericoloso"».
La accusano di aver iscritto Mastella nel registro degli indagati per ritorsione, per la storia del trasferimento. «Falso. Le indagini, come tutti sanno, avevano un loro corso, che non poteva essere intralciato da attività esterne. Nemmeno da una richiesta di trasferimento, che appunto è da considerarsi un'attività esterna. La domanda da fare è un'altra».
La faccia. «Mi chiedo: chi e perché ha fatto venir fuori la notizia dell'iscrizione di Mastella? E come mai è stata fatta pubblicare una cosa non vera, e cioè che Mastella fosse indagato anche per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete? ».
E che cosa si risponde? «Che è opera della stessa manina raffinata. Suggerisce qualcosa il fatto che prima ancora che le agenzie lanciassero la notizia, Mastella abbia dichiarato che con le associazioni massoniche lui non ha nulla a che fare?».
In questo scenario, le misure di sicurezza per lei sono state rafforzate? «Non ne so nulla. So che continuo a mettere di tasca mia la benzina a un'auto blindata che è un baraccone, tanto che non può spostarsi nemmeno fuori Catanzaro».
E la riunione di giovedì scorso del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica? «Come no. Mi hanno detto che vi ha preso parte anche il procuratore aggiunto Salvatore Murone (sul quale indaga la procura di Salerno, per fatti relativi a inchieste del pm de Magistris, ndr). La cosa un po' mi inquieta, poiché ritengo che proprio Murone sia uno dei principali responsabili del mio isolamento istituzionale, oltre che uno degli autori dell'attività di contrasto nei miei confronti all'interno dell'ufficio giudiziario».
Allora è vero che quella di Catanzaro è un'altra «procura dei veleni»? «No. Non è così. Con la gran parte dei colleghi io ho un rapporto ottimo. Ma quando arrivo in Procura mi guardo lo stesso alle spalle. C'è nei miei confronti, e le vicende degli ultimi tre anni lo dimostrano, una precisa attività di contrasto, messa in atto verso ben precise indagini e svolta da parte di ben individuati soggetti».
Cosa pensa della telefonata dell'altro giorno tra i suoi indagati Prodi e Mastella che il premier ha definito «cordiale»? «Non parlo delle indagini in corso, lo sa». Dopo questa intervista, non l'accuseranno di aver avuto un «disinvolto rapporto » con la stampa? «Questo è davvero paradossale. Sono io che ho subito i danni creati dalle fughe di notizie. E poi, adesso basta. Il momento è troppo grave. E quindi ritengo di potermi svincolare dal dovere di riservatezza che mi ero imposto, mentre tutti gli altri facevano con me il tiro al bersaglio ».
Pensa che debbano intervenire capo dello Stato e Csm? «Sì. Lo spero. Non so perché il presidente Napolitano non sia ancora intervenuto. Confido che lo faccia il Csm, a tutela dell'autonomia e indipendenza di tutti i magistrati. Anche di quelli che lavorano in Calabria».
Mastella è indagato per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, concorso in truffa nell’ambito di finanziamenti europei e nazionali da De Magistris. Appena lo sa ne chiede il trasferimento. Non ci riesce. De Magistris diventa l’indagato. Qualcuno fa uscire notizie riservate dalla Procura di Catanzaro. De Magistris riceve una busta con delle pallottole. Va avanti lo stesso. Mastella minaccia di mandare a casa Prodi a primavera. L’inchiesta è subito tolta a De Magistris. E’ finita qui? Si, è finita, ma per il centro sinistra. E’ morto, defunto. Nessun partito ha chiesto le dimissioni di Mastella. Vergogna. In un Paese normale Mastella sarebbe a Ceppaloni a raccogliere pomodori. E Prodi, anche lui indagato? E' sereno. Il giudice non c’è più e oggi, insieme al compare Mastella, è a Napoli per ricevere il Papa.
Marco Travaglio mi ha inviato una lettera sulla soluzione finale.
“Caro Beppe, due settimane fa, ad Annozero, avevo evocato Licio Gelli e il Piano di rinascita della P2 e me ne hanno dette di tutti i colori. In realtà, ero stato troppo ottimista. Ormai siamo oltre Gelli, oltre la P2. Siamo al golpe politico-giudiziario. Per una volta, inseguire gli aspetti tecnico-giuridici della decisione del Procuratore generale di Catanzaro di strappare di mano l’inchiesta “Why Not” su Prodi, Mastella & C. al titolare, cioè al pm Luigi De Magistris, è inutile e fuorviante. Meglio andare subito alla sostanza, che è questa: il magistrato che aveva raccolto elementi sufficienti per indagare Mastella per abuso, truffa e finanziamento illecito, cioè riteneva di aver trovato i soldi, non potrà portare a termine la sua indagine, ormai in dirittura d’arrivo. Il fascicolo passerà a un altro magistrato, che impiegherà mesi per studiarsi tutti gli atti. E, se non vorrà fare la fine di De Magistris - attaccato da destra e da sinistra, difeso da nessuno, ispezionato per mesi e mesi, trascinato dinanzi al Csm, proposto per il trasferimento immediato e infine espropriato del suo lavoro - ascolterà l’amorevole consiglio che gli danno il governo e l’opposizione una volta tanto compatte: archiviare tutto, lasciar perdere, voltarsi dall’altra parte. Checchè se ne dica, questa non è una questione privata fra De Magistris e Mastella. Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. E’ il coronamento del sogno dei vari Gelli, Craxi e Berlusconi di fermare sul nascere le indagini sul potere. Gelli, Craxi e Berlusconi, nella loro ingenuità, pensavano che per farlo occorresse modificare la Costituzione, scrivendoci che la carriera dei pm è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbedire al governo. Mastella e chi gli sta dietro hanno capito che non occorre cambiare le norme: basta creare le condizioni di fatto perché tutto ciò accada. Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). Anche se la richiesta non sta in piedi, non importa: quando il magistrato arriverà al sodo, salendo di livello dagli amici del ministro al ministro stesso, il ministro sosterrà che il pm lo fa perché ce l’ha con lui. E, col gioco delle tre carte, riuscirà a convincere qualche alto magistrato a scambiare le cause con gli effetti e a scippare l’indagine al pm per “incompatibilità”. Come se fosse il pm ad avercela col ministro, e non il ministro ad avercela col pm. Si chiama “guerra preventiva”, e non l’ha neppure inventata Mastella. L’aveva già teorizzata Mao: “Colpirne uno per educarne cento”. Funziona.” Marco Travaglio
Noam Chomsky mi ha rilasciato un'intervista sul V-day e sulle reazioni dei partiti e dei media. Chomsky dice: "L'attività politica dei partiti ora consiste nel produrre candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione". Sei solo un elettore "che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà" come cantava Giorgio Gaber. Chomsky esprime una forte preoccupazione per la libertà di informazione e per il futuro di Internet. Il prossimo V-day sarà sull'informazione. Nelle prossime settimane la data. Stay tuned!
"V-Day. Parlamento Pulito. Nulla è stato detto [prima] dalla stampa. E' davvero incredibile che sia stato possibile e ciò riflette la chiara, se non travolgente, necessità della popolazione che chiede sia fatto qualcosa di concreto per risolvere il persistente problema della politica italiana. Dimostra che [Grillo] ha toccato un nervo scoperto; la reazione riflette, io penso, un senso di colpevolezza e paura. Quello che stanno facendo è molto importante e, per il potere, preoccupante. Tralasciamo l'accusa di terrorismo, che non ha senso. Ma l'accusa di populismo è interessante. Cos'è il populismo? Populismo significa appellarsi alla popolazione; è un'accusa grave se viene da chi guida l'opinione pubblica. Pensano che la popolazione debba essere tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici. Pensano che la popolazione dovrebbe essere spettatrice e non partecipe. Secondo questo punto di vista è sbagliato provare a coinvolgere la gente nella gestione della cosa pubblica. Forse il più grande intellettuale USA del XX secolo, Walter Lippman, pensava che la maggioranza della popolazione fosse ignorante e inaffidabile; le persone responsabili che dovrebbero guidare il Paese devono essere tenute al riparo dalle sue iniziative, dalla sua rabbia. Non è una posizione inusuale; è comune tra i liberal, gli intellettuali democratici e, da loro, si trasferisce alle classi dirigenti. E' chiaro, quindi, perché le persone al potere non agiscono secondo i desideri della popolazione; questo è l'opposto di una democrazia funzionante. Penso che la vera democrazia sarebbe molto più efficace senza quelli che chiamiamo partiti politici, che funzionano solo come macchine per la produzione di candidati. L'unica forma di partecipazione è radunarsi ogni tanto e scegliere tra candidati e programmi che vengono presentati loro. Le persone sono escluse dalla formazione delle posizioni politiche dei candidati. Alcune figure che sono in grado di raccogliere finanziamenti, il che vuol dire che sono "create" dal mondo economico, arrivano nelle città e dicono " Vota per me perché so io cosa fare" e la gente decide se votarli o meno. Una società democratica dovrebbe funzionare un po' diversamente. Cosa dovrebbe accadere in una democrazia vera? La gente si radunerebbe pubblicamente e deciderebbe quale politica preferisce e direbbe ai candidati: "Questa è la politica che desideriamo; se sei in grado di portarla avanti bene, altrimenti vai a casa" Questa sarebbe una democrazia effettiva, il che è molto lontano dalla situazione attuale. L'attività politica dei partiti ora consiste nel produrre candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione. Un grande commentatore americano del XX secolo, John Dewey, evidenziò correttamente come "la politica è l'ombra che il potere economico ha posto sulla società". Sembra proprio così, e non è democrazia. C'è una nuova battaglia da combattere: se Internet debba rimanere libera e gratuita, come lo è se rimane in mani pubbliche, o se debba essere controllata. Controllare Internet non è facile ma ci sono i modi per farlo. Ci sono pochi sistemi per accedere alla Rete: se venissero privatizzati li vorrebbero controllare. Questa è una delle più grandi battaglie negli Stati Uniti, ora." Noam Chomsky
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